VALERIA AGOSTINELLI

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( Pubblicato da: il 20 aprile 2015 )

Dipende da quello che riesci a fare delle cose
21 aprile_24 maggio 2015

Valeria Agostinelli espone a Torino una decina di oli su tela e sculture in carta. Opere di lungo corso, approdate oggi alla loro stesura definitiva in seguito ad un percorso di ricerca e crescita individuale lento e intenso. I dipinti hanno come tema il corpo, soggetto storico che da sempre Agostinelli dibatte con profondità nella propria arte e che oggi riconferma come necessariamente centrale al proprio lavoro. Lo pone all’attenzione delle sue opere con toni particolarmente maturi, rinunciando alla più agevole soggettività del corpo femminile e alle sue espressioni stereotipate.  Lo ritrae sfuggendo il nudo che già da anni considera emblema troppo banale della condizione femminile e, ancora oltre, supera il confine dell’appartenenza sessuata conducendo il suo messaggio al di sopra delle parti e liberandolo così da ogni vincolo retorico. Quelle particolari difficoltà di relazione tra l’individuo ed il mondo esterno divengono, secondo l’artista, il nucleo di una aggregazione trasversale al problema stesso. Si crea fatalmente un’area empatica all’interno della quale il dialogo avviene su livelli diversi dalla norma. Espressione di ciò, in‘Terra bianca’ (2005), dove i soggetti sono a tal punto integrati cromaticamente nei propri paesaggi da divenire loro stessi terreno di vita. I medesimi soggetti che oggi si stagliano in uno spazio monocromo, spesso piatto e indefinito come i fondi del cinquecento fiammingo o dei ritratti tizianeschi, scuri di bitume, o quasi neri della terra di Kassel, pronti ad esaltare l’invenzione luministica di Caravaggio. Il forte contrasto tonale sbalza le figure verso il pubblico di questo immaginario teatro, rendendoli finalmente interpreti della propria esistenza, pronti a portarne i segni, ma non più da inermi testimoni. Senza alcuna fretta compiono gesti di semplice relazione, blandamente femminili, sorpresi quasi casualmente dal ritratto, spesso privi di volto e coperti da abiti poco connotati. Non si sforzano di affascinare, consapevoli e autentici, ci appaiono senza filtri e strategie, tanto più difettosi tanto più vividi. Se Man Ray dovette saldare sedici chiodi sulla piastra di un ferro da stiro per annientare la sua funzione evidenziando così la pura forma, Agostinelli sceglie piuttosto delle sottrazioni da operare al soggetto ‘scarpe’ per metterne a fuoco il tratto puramente ornamentale.  La prima funzione negata è quella del rispetto del numero dei piedi, le lascia dispari e orfane, poi spesso toglie la suola, irrigidisce ed enfatizza le possibili componenti materiche, le avvizzisce, le stradecora, le ubriaca di colore. E’ affascinata dalla straordinaria capacità delle scarpe di saper connotare con precisione chi le abbia scelte e usate. Attraverso il loro stato di abbandono rende presente, nell’opera, il virtuale proprietario, evocandolo per difetto. E’ un’ulteriore forma del corpo, la meno presente, quella delle sue tracce, dei suoi segni. Di quelle ‘cose’, siano esse incontri, oggetti o accadimenti, il cui personale utilizzo sostanzia e distingue un’esistenza.

Marcel Casorati 

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