GAVINO SANNA

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( Pubblicato da: il 12 febbraio 2015 )

Livori in corso
19 febbraio_6 aprile 2015

PERCHE’ DI UN LIBRO.

“Vorrei fare un libro con quel ragazzo che viene sempre a trovarmi.” disse Alda al mio Amico Roberto che era andato a trovarla all’Ospedale San Paolo a Milano.
Alda Merini era da giorni ricoverata.
Stava molto male.
Quel “ragazzo” di cui lei parlava ero io.
Andai a trovarla il giorno dopo.
Con me c’era mia moglie Lella e Roberto, la persona responsabile delle Pubbliche Relazioni dell’Ospedale.
Era sola, in una stanza piena di fumo. Adirata perché “Mi hanno rubato tutti i soldi” ci disse.
Mi sedetti accanto a lei sul letto e le accarezzai le mani. “Non faccia così, le vogliono tutti bene” balbettai appena.
Dopo un po’ andammo tutti via.
L’indomani mattina Roberto ci telefonò dicendoci che Alda era morta.
E con lei sparì il suo desiderio di fare un libro con quel “ragazzo che viene sempre a trovarmi”.
L’idea rimase nel mio cuore per molto tempo, poi presi una decisione.
Il libro lo avrei fatto io e glielo avrei dedicato.
Mi inventai delle storie, cattive come cattivo è il mondo, le scrissi e le disegnai pensando a lei e a quello che mi aveva detto l’ultima volta che andai a trovarla a casa sua “Portatemi via tutto, ma lasciatemi le sigarette ed il rossetto”.
Il libro è finito. Stampato e dedicato ad un angelo di nome Alda.

Gavino Sanna

Gavino è un grande pubblicitario. Il più premiato al mondo. E questo è noto.
Ma è anche un caricaturista dal tratto essenziale e filiforme. Ma anche questo sono ormai in molti a saperlo.
Ciò che si conosce meno dell’artista è il fatto che ha una capacità di segno e padronanza della tecnica che lo porta a variare stile all’occorrenza. Come decide lui.
“Livori in corso”, titolo caustico come le sue feroci battute che ama abbinare alla caricatura, è una dimostrazione incredibile della sua capacità stilistica.
Per questo ho sostenuto subito questo lavoro, perché credo sia fondamentale diffonderlo per mostrare un lato parallelo meno noto. Anche chi lo conosce per via delle caricature resta stupito davanti alla bellezza e alla forza, talvolta violenta, del tipo di disegno che ha scelto per realizzare questa serie di tavole incisive, amare, ciniche, persino cattive, così come sono cattivi i testi che ha scritto per il libro. Già, perché questo è un libro che viene trasposto in mostra, nato dall’idea di un omaggio alla grande Alda Merini con cui Gavino aveva in mente di realizzare un libro, illustrando i suoi versi, magia che non fu compiuta per la scomparsa della scrittrice. Ma Gavino, a cui non manca certo l’ostinazione, da buon sardo quale è, orgogliosamente, ha concepito questa operazione di memoria, riuscendo a sviscerare un livore che diventa meraviglioso quando viene impresso sulla carta. Anche la tecnica usata,
il pennino posto sul tappo della china, è scelto con maestria per rendere al meglio questo segno intriso di potenza con cui imprime il foglio. E si resta a bocca aperta, divertiti e catturati dal disegno che ha sempre una velatura umoristica, un umorismo nero, talvolta macabro ma sempre tendente al sorriso, anche se a denti stretti. Perché il mite Gavino è sempre alla ricerca di un sorriso, magari nato da un’incazzatura.
Credo che questi lavori rappresentino bene una parte dell’artista e soprattutto ne completino il quadro, quella parte nascosta che non tutti hanno la capacità di tirare fuori. Tra macchie così casuali da apparire perfette, linee irregolari e spezzate che diventano armoniche e colpi di frusta sferzati dal pennino che si sfinisce e si abbandona alla mano di Gavino che lo doma con sapienza, come navigato un torero davanti ad un toro infuriato, ricompare una magia, quasi tutta in bianco e nero, essenziale e pregnante, leggera ma aspra, all’apparenza come sabbia tra i denti, ma nella sostanza come un pugno nello stomaco che non fa male, anzi fa riflettere. E per quanto sembri contrastante questo tipo di disegno, la grande lezione del suo amato Gulbransson, orco all’apparenza, ma dalla mano di velluto, è sempre presente, nella lievità dell’armonia del gesto.

Dino Aloi

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