ALESSANDRO HITTENGAM

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( Pubblicato da: il 8 febbraio 2017 )

The wrong shot
Esegesi e apologia dell’errore fotografico

10 febbraio – 19 marzo 2017

Qual è lo spartiacque tra la foto progettata e realizzata per raggiungere la bellezza e la foto scattata per errore ma che può esprimere nella sua casualità la stessa bel- lezza o una bellezza che segue altri codici estetici? Quanto l’occhio umano può cercare armonia e bellez- za per fissarlo in un’immagine e quanto il caso si può esprimere altrettanto bene parlando un altro linguaggio, più essenziale, di forme e colori più primitivi ma non meno esteticamente pregnanti?
Il caso nasce dal riscontro di errori di scatto per una disfunzione di un device fotografico. Scatti non voluti, non pensati che quindi andrebbero razionalmente can- cellati per lasciar spazio virtuale a scatti ortodossi.
La bellezza che certi scatti non ortodossi hanno espres- so nella loro immagine mi ha fatto ripensare a tutti i fo- togrammi delle pellicole che per decenni non potevo e non volevo eliminare per la modalità di stoccaggio diversa da oggi (pellicola versus immagine elettronica). Ebbene sono stato sempre consapevole che nel loro di- sallinearsi dai miei desiderata, quei fotogrammi racchiu- dessero dei momenti altrettanto importanti e con pari dignità e che, talvolta, potevano, nel tempo, restituire attimi, sfumature, sensazioni perdute quasi come foto di scena che inquadrando attori da posizioni non conven- zionali restituisce loro una umanità più autentica. Spesso l’errore si confonde con la casualità e ne diven- ta un elemento generatore. Il caso ha un ruolo molto importante in varie correnti culturali, basti pensare al Surrealismo, dove svolge il ruolo di rivelatore dell’incon- scio, o anche a molti movimenti dell’arte moderna o contemporanea, quali l’action painting di Pollock e la sua gestualità spontanea e casuale, o anche l’Astratti- smo e l’Informale in tutte le sue varianti.
Dice Jean Arp: “La legge del caso, che racchiude in sé tutte le leggi e resta a noi incomprensibile come la causa prima onde origina la vita, può essere conosciu- ta soltanto in un completo abbandono all’inconscio. Io affermo che chi segue questa legge creerà la vita vera e propria.”
Con l’esaltazione della casualità e la negazione della razionalità, con uno stile eterogeneo e disparate tecni- che espressive, con un linguaggio a volte rozzamente polemico, con la voluta ricerca della non-funzionalità, il Dadaismo, per esempio, mette in crisi il pensiero fun- zionalista dell’epoca proponendo i ‘rayogrammi’ di Man Ray, i collages di materiali degradati o di recupero di Ernst, i ready mades di Duchamp, oggetti sottratti alla quotidianità e ‘elevati’ a opera d’arte, i fotomontaggi di Hausmann e Heartfield.
Sono opere che non rappresentano nulla, sono un puro gesto contrapposto alla organizzata e razionale ogget- tualità e funzionalità del reale, che daranno un determi- nante contributo alla definizione di una nuova, rivoluzio- naria concezione estetica.
Il percorso della mostra si dipana da una iniziale alter- nanza evidente tra scatti “riusciti” ed errori casuali che presto si confondono lasciando spazio al giudizio este- tico dello spettatore che deve confrontarsi con il dubbio dell’errore voluto, dell’errore casuale o della creazione ad hoc.
Occorre una rivalutazione coraggiosa dell’errore, come nella maieutica socratica: “in ogni errore giace la pos- sibilità di una storia”. Ogni errore può essere un errore creativo.

“Gli errori sono necessari, utili come il pane e spesso anche belli: per esempio la Torre di Pisa”. (Gianni Rodari)

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